Tra leggende e fantasia nel nostro viaggio vogliamo portarvi ad assaggiare il mito della coppa più famosa del mondo il santo Graal, la mitica coppa in cui bevve Gesù e anche gli apostoli nell’ultima cena, si pensa sia da secoli uno dei tesori dei cavalieri templari.

L’Origine del Mito

 Con il termine graal, scritto talora anche gral, designa in francese antico una coppa o un piatto, e probabilmente deriva dal latino medievale gradalis, col medesimo significato, o dal greco kratḗr «vaso». In particolare, secondo la tradizione medievale, il Sacro Graal o Santo Graal, è la coppa con la quale Gesù celebrò l’Ultima Cena e nella quale Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue di Cristo dopo la sua crocifissione. Il termine italiano corrispondente è gradale. Da un punto di vista simbolico, il Graal allude al possesso di una conoscenza esoterica o iniziatica, che da un lato viene elargita gratuitamente da Dio, ma dall’altro comporta una conquista, riservata a coloro in grado di accoglierne il mistero, degni dell’enorme potere magico in essa racchiuso. Come sintetizzato da Étienne Gilson: «La ricerca del Santo Graal è la ricerca dei segreti di Dio, inconoscibili senza la grazia.»

Il mito del calice o piatto di Gesù Cristo affonda le sue radici in epoche remote antecedenti al Medioevo, risalendo ad antiche saghe celtiche intorno ad un eroe viaggiatore che si ritrova in un “altro mondo”, su un piano magico parallelo al nostro. In questi racconti il Graal era semplicemente un piatto o coppa, come l’inesauribile cornucopia greco-romana, rappresentato per significare la natura spirituale dell’aldilà.

I Primi Racconti

Il Graal come Calice dell’Ultima Cena Cristo istituisce l’eucaristia con l’ostia e il calice durante l’Ultima Cena. Fu solo dopo che il ciclo dei romanzi del Graal si fu costituito, che la coppa venne identificata con quella dell’ultima cena di Gesù Cristo, collegando l’etimologia dei termini francesi san greal «Sacro Graal» e sang real «sangue reale». Tra gli autori di questo collegamento vi è Jacopo da Varagine, il quale nel 1260 circa racconterà nella Legenda Aurea che durante la prima Crociata del 1099, i Genovesi trovarono il calice usato da Gesù nell’Ultima Cena. Uno dei primi reperti a cui si attribuì la leggenda, poi detta “del Graal”, fu infatti quello che ad oggi viene chiamato il Sacro Catino: si tratta di un vaso, intagliato in una pietra verde brillante e traslucida, recuperato dal condottiero della Repubblica di Genova Guglielmo Embriaco Testadimaglio dalla Terrasanta, quando al fianco di Goffredo di Buglione contribuì in maniera decisiva alla caduta di Gerusalemme. Re Baldovino fece scrivere sopra la porta del Santo Sepolcro: Praepotens Genuensium Praesidium, a ricordo della incredibile impresa dei Genovesi e riportò nel 1101 il reperto, che è ancor oggi conservato al Museo del Tesoro della cattedrale di San Lorenzo a Genova.