Si racconta che un monaco benedettino Herman il Recluso del monastero di Podlažice, fosse stato accusato di aver infranto i voti e condannato a una morte atroce: essere murato vivo. Per sfuggire a questa tortura, egli promise di realizzare in una notte un libro riguardante tutto lo scibile umano. Gli abati accettarono questa proposta, sicuri che egli non sarebbe mai riuscito nella sua impresa.

Verso la mezzanotte il monaco si accorse che aveva bisogno di un aiuto per portare a termine il suo libro, così pregò non Dio, ma il diavolo di aiutarlo. Il diavolo completò il manoscritto e il monaco per mostrare la sua riconoscenza aggiunse un’immagine dell’angelo caduto sul manoscritto. Ma il diavolo voleva qualcosa in cambio: il monaco avrebbe venduto la propria anima al diavolo. Questo è il motivo per cui viene chiamato la Bibbia del Diavolo, o il Codex Gigas, nome derivato dalle grandi dimensioni del manoscritto.

IL LIBRO

Il Codex Gigas rappresenta il più grande manoscritto medievale, è alto 92 cm, largo 50 cm e pesa circa 75 kg. È di 320 pagine, di cui 8 sono andate perse durante gli spostamenti del manuale. L’autore del manoscritto diversamente dalla leggenda ha impiegato cica 20 anni a produrre quest’opera, completata nel 1129. A pagina 290 del libro è presente una raffigurazione del diavolo alta 50 cm; di fronte al diavolo c’è una rappresentazione del regno dei cieli, proprio a contrapporre il Bene e il Male.

Il diavolo è raffigurato frontalmente, e con le braccia sollevate. Addosso ha solo un paio di mutande bianche con dei disegni rossi che ricordano le code delle pellicce di ermellino, simbolo di sovranità. Ha la testa di colore verde, i capelli ricci, gli occhi piccoli ma con grandi pupille rosse, le orecchie sono grandissime e tonde, una lingua biforcuta, come quella dei serpenti. Le mani e i piedi hanno solo quattro dita ciascuna, e le unghie somigliano a lunghi artigli felini, non mancano le enormi corna rosse, come se fossero immerse nel sangue.

IL CODEX OGGI

Il Codex Gigas era custodito nel monastero cistercense di Sedlec, poi spostato nel monastero benedettino di Břevnov, poi è stato spostato a Praga nel 1594 nella biblioteca dell’Imperatore Rodolfo II d’Asburgo. Dopo la Guerra dei Trent’anni, la collezione di Rodolfo II venne acquisita come bottino di guerra dall’esercito svedese, portando a Stoccolma il manoscritto. Oggi l’opera è conservata nella Biblioteca Nazionale di Svezia. Nel 2007 l’opera è ritornata a Praga per un prestito di qualche mese, dopo circa 359 anni.

Gli studiosi ancora si interrogano su come sia possibile che l’opera sia conservata così bene, e che non mostri segni di invecchiamento. Contiene al suo interno la Bibbia, la Storia della Boemia, trattati di storia, fisiologia ed etimologia, un calendario con una lista di santi, la “Etymologiae” di Isidoro di Siviglia, i nomi dei monaci del monastero di Podlažicama, due lavori di Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche e la Guerra giudaica, formule magiche, testi con l’alfabeto greco, cirillico ed ebraico.

 IL CODEX OGGI
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